Architettura ed arte nelle stazioni della Linea 6

Architettura

Il progetto della stazione di Mergellina si pone come elemento chiave di una strategia urbanistica più vasta.
Al centro di questa strategia sta il collegamento della piazza di fronte alla stazione ferroviaria Mergellina, piazza Piedigrotta, nonché della zona urbana circostante con l’area del Parco della tomba di Virgilio, attualmente tagliata fuori dalla città dal terrapieno murato che sostiene la massicciata delle ferrovie. Una nuova galleria urbana che trapassa il terrapieno parallelamente al sottopasso per le automobili verso il tunnel per Fuorigrotta realizza il collegamento pedonale tra la piazza e la salita della Grotta. In questa galleria si attestano le discenderie della stazione della metropolitana, e da questa galleria un collegamento interno diretto porta ai binari della linea 2 e del passante Roma-Napoli delle Ferrovie dello Stato.

La galleria urbana che collega piazza Piedigrotta con la salita della Grotta è, si diceva, il nodo del progetto. Si apre sulla piazza antistante la stazione Mergellina con un grande portale e, di lato, con una vetrata anch’essa molto grande. Il muro del terrapieno delle ferrovie viene riportato al suo stato originario, cioè con i mattoni faccia a vista che fungono da rivestimento al retrostante muro in centro armato. Tra mattoni e muro di cemento scorrono i cancelli in acciaio appositamente disegnati che chiudono la galleria durante le ore notturne. Si accede all’atrio che distribuisce sulla destra il passaggio verso il piano dei binari ferroviari della stazione Mergellina e dunque anche della linea 2, mentre porta in linea diretta alle discenderie e ad una larga scalinata che raggiunge il livello della salita della Grotta. Il passaggio verso la ferrovia si restringe ad imbuto ed è illuminato dalla vetrata. La galleria vera e propria riceve luce sia dall’apertura sulla piazza Piedigrotta che da quella sulla salita della Grotta; vi sono inoltre anche due grandi vetrate nel muro laterale che costeggia la salita.

Il progetto della stazione Arco Mirelli vuole costituire un’opportunità per risolvere la situazione urbanistica della parte terminale di Villa Comunale. Uno degli obiettivi del progetto consiste nel portare il piu’ in basso possibile la luce naturale, in modo che l’utente possa orientarsi piu’ facilmente. Accedere alla Villa a sei metri di profondità, rispetto al livello stradale, abbrevia il percorso verso lo spazio esterno; di qui, un largo sentiero lievemente in pendenza, congiunge l’uscita alla quota del parco.

Una grande piazza semiellittica, a conclusione della superficie verde, affaccia sul generoso ingresso alla stazione, sei metri piu’ in basso. L’utente è guidato da scale mobili o ascensori fino a quota -10 m, punto in cui arriva luce naturale; da qui si risale nello spazio centrale, su cui affaccia il piano terra, tramite un sistema di scale che occupa l’intera larghezza del cavedio.Giunti a quota -3.85 m si puo’ percorrere la galleria ipogea che conduce al parco, oppure percorrere in direzione opposta il passaggio che esce in Riviera di Chiaia.

Il progetto per la stazione di San Pasquale vuole imporsi come qualcosa di nuovo. Un’azione atta ad unire, a mettere in comunicazione diretta la superficie ed il sottosuolo, indurre ad un rapporto dicotomico dinamico il sopra ed il sotto, stimolare nei visitatori una sensazione di unità tra un luogo esterno storicamente identitario ed uno spazio ancora alla ricerca della propria intrinseca essenza. Progettare, dunque, su due livelli cercando di unirli attraverso un flusso di elementi ed immagini. La nuova piazza, il livello della superficie esterna del progetto, assume una forma trapezoidale allungata, estendendosi dalla Piazza di San Pasquale fino alla Villa Pignatelli. Il disegno globale vuole riflettere in sé la realtà storica consolidata del luogo, non tende, dunque, verso immagini effimere del nuovo fine a se stesso.

Il passaggio tra la superficie ed il sottosuolo avviene in due modi differenti: un ascensore vetrato, posto centralmente alla nuova Piazza, lungo Via Bausan; i due corpi scala a nord, sulla fascia contigua alla coltrina di case esistenti, lungo la quale si alternano, oltrettutto, terrazze per locali di ristoro, spazi di sosta per pedoni ed automobili. Il tema del flusso, inteso come viaggio o come movimento dell’acqua, lega le due realtà verticalmente contrapposte. Le scale si fronteggiano, fanno fluire i passeggeri - visitatori verso il sotto, li fanno metaforicamente approdare nella grande hall centrale. Lo spazio ipogeo è dominato da un guscio completamente libero da strutture e chiusure intermedie. Una rete metallica che non tocca i setti laterali. Un gesto imponente ma al contempo lieve, nato dall’immagine delle reti dei pescatori che in passato coprivano la spiaggia di Chiaia. Una pergola sotterranea multimediale che porta in sé luci, immagini, informazioni, suoni. Dai lati curvi scorre l’acqua: nuovamente il flusso liquido accompagna il viaggiatore nel suo itinerario. Il colore dell’acqua, il rumore, il suono che il suo scorrere crea, plasmano l’atmosfera e conferiscono al sotto un’essenza nuova ed affascinante. Il cuore dello spazio è una scatola tecnologica che ingloba i principali vani tecnici a servizio della stazione.

In cima ad essa, subito dopo l’ingresso principale, a quota -6 metri, si concentrano i servizi pubblici che accolgono i viaggiatori, come la biglietteria, l’edicola, spazi di controllo e sorveglianza. I setti laterali che concludono il luogo vengono ricoperti da una composizione uniforme, reinterpretazione metaforica di immagini provenienti da un mondo sommerso. L’acqua, il mare, immagini che corrispondono alla natura stessa del sito dove nasce il progetto, la costa di Chiaia.

Il progetto della stazione di Piazza Municipio è attento alle testimonianze del passato e proiettato verso l’innovazione del concetto funzionale di “stazione metropolitana” quale nodo di interscambio di matrice trasportistica- funzionale da una parte e dall’altra come luogo per il consumo ricreativo - culturale del trasporto collettivo. L’intervento è finalizzato alla valorizzazione dei reperti archeologici in corso di scavo e alla realizzazione di obiettivi urbanistici di grande attualità quali il concetto di pedonalizzazione di grandi nodi urbani della città, del miglioramento del rapporto piazza - porto, della valorizzazione della sistemazione a verde delle aree libere della piazza ed alla facile accessibilità tra i livelli funzionali della linea 6 e della linea 1 secondo metodi e standards di elavata qualità e sicurezza.

 

Arte

Il progetto delle stazioni della tratta delle Linea 6 Mostra - Mergellina coniuga la realizzazione di quattro stazioni metropolitane con la creazione di nuovi luoghi dell’arte cittadina.

Lungo questa sperimentata linea progettuale di contaminazione tra architettura e arte si è sviluppato il presente progetto teso a valorizzare da una parte le opere di un significativo e selezionato gruppo di artisti appartenenti al panorama artistico nazionale ed internazionale dall’altro ad affrancare i loro interventi al patrimonio architettonico delle realizzande stazioni metropolitane.

Infatti nella stazione Mostra alle tre opere in mosaico di Mario Sironi : grande autore della storia dell’arte italiana che, nelle tre opere in mosaico policromo scelte, genera una felice e sinergica osmosi tra le architetture del secondo dopoguerra, l’edificio della Facoltà d’Ingegneria e i luoghi della cultura scientifica della città localizzata storicamente nel polo universitario di “Fuorigrotta”, si aggiungono oltre all’opera in tecnica mista di Marisa Merz, grande nome della cultura artistica italiana e una installazione dell’artista napoletano Gianni Pisani, il nuovo intervento fotografico di Pino Musi che articola le sue riprese tra immagini di documenti grafici inediti dell’archivio dell’edificio delle Poste Centrali dell’architetto Vaccaio e quattro suggestive riprese fotografiche dell’area della Mostra d’Oltremare di Gabriele Basilico.

Nella stazione Augusto alla forte la testimonianza di giovani artisti quali Matteo Fraterno, Cristina Crespo, Luisa Rabbia e Carmine Rezzuti presenti con interventi di pannelli di mosaico policromo, si aggiungono verso il corridoio del piano banchina, le installazioni fotografiche degli artisti torinesi Gianfranco Botto e Roberta Bruno. Mentre vengono confermati i quattro box light di Franco Scognamiglio che svelano così una sinergia tra spazi architettonici della stazione e il sorprendente e diversificato linguaggio dell’arte fotografica.

Gli interventi previsti nella stazione Lala , attraverso le opere di Nanni Balestrini poste all’inizio delle discenderie di stazione, instaurano una ideale premessa estetica e letteraria proponendo un’esperienza di vera e propria lettura fisica, visiva e mentale degli spazi della stazione stessa. Seguono lungo il corridoio l’installazione di cinque nuovi autori dell’arte fotografica : le opere di Monica Biancardi che indaga sulla rappresentazione del patos umano nella foto di figura velata proposta, le due opere di Luca Campigotto rappresentanti visioni notturne di aree industriali e portuali, le cinque riprese fotografiche di Vincenzo Castella che indaga sul sorprendente scenario urbano delle periferie della Napoli contemporanea e dei fotografi Salvino Campos e Ousmane Ndiaye Dago che indagano sullo scenario etnico del territorio d’oltreoceano.

Si conferma il grande intervento artistico di Gerhard Merz per la stazione di Mergellina dove la grande fuga cromatica, realizzata in mosaico lungo le pareti del mezzanino di stazione, preannuncia, richiamando le visioni prospettiche di Giovan Battista Tiepolo, l’iniziazione verso un’esperienza estetica tesa verso le profondità sconosciute della volta celeste.

 

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